Beata Cristiana Patrona di Santa Croce sull’Arno è nata a Fucecchio

3 Gennaio 2019 by Federica Ghimenti
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Forse non tutti sanno che la Patrona di Santa Croce sull’Arno, la Beata Cristiana, al secolo Oringa Menabuoi è nata tra il 1237 e il 1240 in una casa in Via dei Menabuoi 36 nel comune di Fucecchio. L’edificio in questione è quello che sulla mappa è evidenziato con il cerchio rosso. Si noti il confine comunale tratteggiato: la casa si trova nel territorio di Fucecchio e riporta anche un dipinto sulla facciata per commemorate la religiosa (imm.1).

Al tempo il comune di Santa Croce era ancora ad un livello embrionale e più che di un comune si potrebbe parlare di un’ unione tra 4 chiese, San Vito, San Tommaso, Sant’Andrea e San Donato in Mugnana, nessuna delle quali era abilitata a battezzare.

Oringa-Cristiana apparteneva alla chiesa di San Vito.

La chiesa di San Vito era sotto la giurisdizione della Pieve di Cappiano, la chiesa matrice provvista di fonte battesimale.

Negli anni in cui nacque Oringa si cominciò anche a battezzare nelle chiese minori. E’ possibile che la futura Santa sia stata battezzata nella Chiesa di San Vito, ma pur sempre con acqua benedetta proveniente dalla Pieve di Cappiano.

Il tema è fumoso, i confini specialmente al tempo erano sfuggevoli, ma oggi sono ben chiari nella mappa che allego.

I santacrocesi sono soliti collocare il luogo natale di S. Cristiana lì dove è posta la marginina che la rappresenta, ossia all’angolo tra Via dei Garibaldini e Via Del Bosco, ma chi ha letto la sua storia noterà che via dei Menabuoi ha molti più riscontri storici a partire dal nome della strada, dalla stretta vicinanza che il Canale Usciana. Via Menabuoi però si trova a cavallo tra due Comuni (Santa Croce sull’Arno e Fucecchio) oltre che tra due provincie (Pisa e Firenze).

Una fucecchiese dunque questa eroina medievale, che sente però appartenenza a Santa Croce nonostante le ricordi un’infanzia di dolore, solitudine e miseria. E’ il cammino dell’eroe che non sceglie mai la strada più facile, ma quella più giusta. Dopo la sofferenza per la morte della madre e l’insolenza dei fratelli che per miseria la volevano sposa di un ricco possidente, Oringa sceglie di fare un salto nel vuoto e la divina provvidenza le tende la mano. Riesce a fuggire attraversando il Canale Usciana alla volta di Lucca e dopo anni di consapevole esilio torna a Santa Croce sull’Arno per fondare il suo Monastero, un luogo dove donne, con altre visioni, potessero aver un’alternativa di vita che non fosse solo essere schiava dell’uomo, ma istruirsi e vivere la vita della città in modo attivo e concreto, aiutando la popolazione affamata, promuovendo la pace in ogni occasione e cercando di sensibilizzare i governanti a non combattere. Scegliendo sempre la via della diplomazia e dell’esempio.

Una vita cresciuta al margine dunque, lontana dai centri abitati, in uno spazio naturale e senza tempo, ha permesso a questa nobile creatura di apprendere i misteri più alti dell’Universo per poi restituirci un mondo nuovo.

Fin dalla nascita Oringa ci insegna che i confini ce li abbiamo nella testa e non si deve mai perdere la speranza perché se riusciamo ad andare oltre quello che conosciamo, con fiducia, le stelle fanno il tifo per noi.

Alla fine poco importa dove tu sia nata piccola grande donna, l’importante è che tu sia ricordata e che tu possa essere motivo d’ispirazione per le generazioni future che non debbano più definirsi come appartenenti di Fucecchio o Santa Croce, ma che costruiscano insieme la Via per uscire da i nostri confini mentali.

Fonti:

Anonimo “Vita della Beata Cristiana” traduzione di Tommaso Cardini – Ed.TGA San Miniato

Giorgio Papàsogli “Uno core et anima in Dio” Ed. Ancora Milano

Alberto Malvolti “Santa Cristiana e il Castello di Santa Croce tra Medioevo e prima Età moderna” Pacini Editore SPA

 

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